Motu proprio “vos estis lux mundi”

1.- Considerazioni generali e natura del  testo

Il motu proprio "Vos estis lux mundi" oggi promulgato dal Santo Padre appare come una concreta conseguenza dell'"Incontro su Protezione dei minori nella Chiesa, che nei giorni 21-24 del febbraio scorso radunò in Vaticano i Presidenti delle Conferenze episcopali e dei Sinodi delle Chiese orientali, assieme ad altri Vescovi di tutto il mondo.

Si tratta di una legge pontificia di ambito universale, valida per la Chiesa latina e per le Chiese orientali sui iuris, che impone obblighi a determinati soggetti e ad altri conferisce facoltà giurisdizionali in ordine alla raccolta, trasmissione e prima valutazione di notizie potenzialmente criminose. È un testo di natura procedurale, che non tipifica nuovi reati, e apre vie sicure per segnalare tali notizie e poterle verificare con prontezza e adeguato confronto, al fine di avviare eventualmente le procedure sanzionatorie previste dalla legge canonica.

Per certi versi, il documento si pone anche in logica coerenza con i tre provvedimenti adottati dal Santo Padre lo scorso 26 marzo per lo Stato della Città del Vaticano e per il personale dipendente dalla Santa Sede riguardanti la Protezione dei minori e delle persone vulnerabili.

Dal proemio del testo ritengo particolarmente rilevanti due idee.. Da un lato, la necessita di una conversione continua per dare testimonianza della nostra fede in Cristo, e imparando dalle lezioni del passato. D'altro lato, che questa è una responsabilità che riguarda particolarmente i Vescovi e quanti assumono davanti alla Chiesa compiti a servizio del Popolo cristiano, come i chierici e le persone consacrate.

 

2.- Elementi oggettivi e soggettivi del provvedimento

Il documento è diviso in due parti. Nella prima parte si presentano in modo generale gli elementi soggettivi e oggettivi del provvedimento e, nella seconda parte, si contempla il caso specifico delle segnalazioni riguardanti Vescovi e soggetti investiti nella Chiesa di similare autorità apicale.

Il titolo I, infatti, 1°) identifica i soggetti vincolati alla legge (i chierici e anche i religiosi e le religiose di tutto il mondo), 2°) segnala quattro condotte che motivano in concreto il

provvedimento (abuso sessuale con violenza o minaccia, abuso di minori, pedopornografia e interferenze in indagini connesse a questo argomento), 3°) determina l'obbligo di denuncia da parte di chierici e religiosi, 4°) stabilisce obbligatoriamente forme sicure per accogliere e trasmettere le segnalazioni all'autorità che deve indagare e, infine, 5°) da regole a protezione

sia di chi presenta la segnalazione, sia di chi afferma di essere stato offeso.

La norma, dunque, riguarda tutti i chierici e i religiosi della Chiesa cattolica, sia che appartengano a istituti di diritto pontificia che di diritto diocesana. È, dunque, una norma che va ben oltre i soggetti vincolati in questa materia dai delicta graviora delineati dal motu proprio Sanctitatis sacramentorum tutela, che sono solo i chierici.

Due delle condotte indicate in questo motu proprio (abuso di minori e pedopornografia) sono tipificate come delicta graviora se commesse da chierici; l'abuso sessuale con violenza o minaccia è anche tipificato nel can. 1395 §2 del Codice, se commesso anche da un chierico; e la copertura o depistaggio riguardanti queste materie in indagini ufficiali concernenti chierici o religiosi è condotta delineata ex novo, e solo genericamente tipificata dal can. 1389 §1 del Codice.

 

 

Come novità di tipo organizzativo, il motu proprio statuisce l'obbligo dei Vescovi di stabilire in modo stabile, accessibile e sicura nella diocesi uno o più sistemi per accogliere le segnalazioni, seguendo eventualmente le indicazioni date dalla rispettiva Conferenza episcopale.

Altra novità importante è l'obbligo di segnalazione dei chierici e religiosi qualora abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che siano state compiute condotte indicate nell'art. 1. Si tratta un mandato che se non venisse osservato potrebbe generale a]meno sanzioni disciplinari per queste persone. Rimane comunque chiaro che chiunque, anche se non appartiene alla Chiesa, può avvalersi dei sistemi stabiliti per segnalare fatti del genere.

Sin dal primo momento: le persone che affermano di essere vittime delle condotte indicate devono essere accolte e assistite, tutelando la loro sfera privata.

Proceduralmente, l'Ordinario che riceva la segnalazione - che può essere chiunque - è tenuto a farla arrivare all'Ordinario del luogo dove sono accaduti i fatti, che è l'autorità ecclesiastica a chi primariamente corrisponde fare osservare la disciplina della Chiesa in quel posto (2§3). È anche informato all'Ordinario della persona segnalata. L'Ordinario del luogo dovrà allora fare le indagini e procedere secondo quanto previsto dal diritto canonico.

 

3.- Procedura nel caso dei Vescovi: ruolo del Metropolita e cooperazione dei laici

Fino qui le disposizioni generali della prima parte del motu porprio. Le principali novità, però,, si trovano nel Titolo II che segnala il modo di gestire eventuali segnalazioni di questo genere, riguardanti Vescovi, e anche ecclesiastici o religiosi per atti compiuti mentre occupavano posti apicali nelle rispettive circoscrizioni ecclesiastiche o  istituti.

Qui ci troviamo in uno scenario del tutto diverso. A differenza delle entità statuali, la Chiesa è una società presente nei Cinque Continenti e le sue diocesi distribuite in circa duecento Paesi. Mentre la disciplina riguardante i presbiteri e i diaconi dipende dal rispettivo Vescovo diocesano del luogo, che ha facoltà per indagare e sanzionare, la disciplina dei Vescovi in casi simili appartiene, invece, alla Santa Sede, perché i Membri del Collegio Episcopale dipendono solo dal Romano Pontefice in ragione della consacrazione episcopale e dell'incorporazione al Collegio stesso. Perciò, corrisponde esclusivamente al Romano Pontefice la facolta di giudicare i Vescovi nelle cause penali (can. 1405 CIC, 1060 CCEO). Cosa analoga si può dire per le altre persone indicate nel testo.

Com'e risaputo, nella Chiesa esistono modalità consolidate nel corso dei secoli per indagare e sanzionare eventualmente i Vescovi diocesani, facendo ricorso all'assistenza delle Nunziature apostoliche, delle Visite canoniche sul posto, ecc. Con il presente motu proprio si cerca di affiancare tali metodi, che seguono in vigore, con sistemi che diano maggiore vicinanza ai luoghi dove si sono verificati i fatti, consentano una migliore conoscenza e contestualizzazione delle circostanze, e permettano anche soddisfare eventuali esigenze di giustizia nei confronti delle comunità.

A questo punto, le norme puntano in modo particolare ad assicurare la fedele comunicazione delle informazioni, una prima verifica in prossimità ai luoghi dei fatti e una gestione contrastata e condivisa delle notizie da parte delle varie autorità interessate.

Salvo casi speciali e le particolarità del diritto orientale, le segnalazioni su queste persone, in qualunque modo recepite, vengono recapitate all'Arcivescovo Metropolita della Provincia ecclesiastica dove ha domicilio la persona segnalata.

La maggior parte delle diocesi e circoscrizioni territoriali sono, infatti, inquadrate in Provincie ecclesiastiche (can. 431 §1 CIC), come diocesi suffraganee di una sede metropolitana   retta   dall'Arcivescovo   Metropolitano.   È   un   modello   organizzativo di tradizione romana che risale ai primi secoli del cristianesimo. Man mano che l'evangelizzazione si estendeva in una determinata zona, la Chiesa originaria diventava vincolata alle nuove diocesi che sorgevano attorno ad essa come sedi suffraganee. Al Metropolita le veniva perciò riconosciuta una certa dignità e giurisdizione, che col passare del tempo è andando scemando, anche se conserva ancora oggi la generica funzione di "vigilare perché la fede e la disciplina ecclesiastica siano accuratamente osservate, e informare il Romano Pontefice su eventuali abusi" (can. 436 §1, 1° CIC).

Sin dall'inizio del suo Pontificato Papa Francesco ha manifestato di voler rivalutare il compito dei Metropoliti. Dal gennaio 2015 il Papa decise di modificare la consegna del "pallio" che è simbolo dell'autorità del Metropolita. Da allora l'imposizione del "pallio" non è fatta dal Pontefice a Roma, bensì dal Nunzio nelle rispettive sedi metropolitane, in modo da consentire la presenza dei vescovi suffraganei e del popolo.

Trattandosi di queste persone che dipendono direttamente dal Santo Padre, il primo provvedimento a cui è tenuto il Metropolita è sollecitare alla Santa Sede l'incarico di avviare l'indagine. La richiesta - come tutte le comunicazioni - va fatta attraverso il Rappresentante Pontificio che diventa così un secondo canale di informazione e di confronto ravvicinato del Metropolita..  Infatti,  anche nel caso di segnalazioni  manifestamente infondate che  perciò non vengano accolte, il Metropolita è tenuto a informare comunque il Nunzio. Inoltre, il motu proprio prevede il dovere del Metropolita di autodenunciasi al Dicastero qualora, per motivi vari, esistano eventuali rischi di imparzialità da parte sua o di conflitti di interessi che possano minacciare l'integrità dell'indagine  (12§6).

Ottenuto l'incarico e ricevute le opportune istruzioni dalla Santa Sede, il Metropolita avvia le indagini: raccoglie informazioni, accede a documenti e archivi ecclesiastici, adotta misure per evitare la distruzione di prove, sente le persone, sempre con la dovuta collaborazione delle autorità ecclesiastiche corrispondenti. In particolare è tenuto ad adottare modalità adeguate se occorresse sentire minori o persone vulnerabili (12§2).

In questa fase delle verifiche non è normale negli ordinamenti giuridici informare ancora la persona indagata. A lui è riconosciuta la presunzione di innocenza (12§7) fino a prova contraria.

Il Metropolita è il responsabile diretto delle indagini e può avvalersi in tale compito dell'aiuto di persone idonee, in conformità con le eventuali norme date al riguardo dalla rispettiva Conferenza episcopale.

Su questo punto il motu proprio ha voluto evidenziare la possibilità di ricorrere all'aiuto di fedeli laici, qualificati e idonei, ponendo così in pratica l'indicazione data ai Pastori dal n. 37 della Lumen gentium di "servirsi volentieri del loro prudente consiglio": una indicazione enunciata poi dal can. 2.28 §2 CIC - e dal corrispondete can. 408 orientale

- "i laici che si distinguono per scienza adeguata, per prudenza e per onestà, sono abili a prestare aiuto ai Pastori della Chiesa come esperti o consiglieri, anche nei consigli a norma del diritto".

A sostegno finanziario dell'inchiesta, è previsto che nel modo che in ogni luogo si ritenga opportuno, le Conferenze episcopali, le Province e le corrispondenti strutture orientali, possano stabilire "fondazioni autonome" (cann. 1303 §1, 1° CIC, 1047 CCEO) che gestisca fondi destinati a questo particolare fine (16).

Le indagini devono concludersi, in principio, entro novanta giorni (14§2). Mentre esse durano il Metropolita è tenuto ad aggiornare mensilmente il Dicastero competente (12§9), e a sollecitare, se necessario, l'adozione di misure preventive nei confronti dell'a persona indagata (15). A conclusione delle attuazioni, egli inoltra gli atti dell'inchiesta al Dicastero competente assieme al proprio voto conclusivo. Il Dicastero dovrà agire atllora conforme a diritto in funzione delle evidenze pervenute (18).

Tutte queste disposizioni, concernenti i Vescovi o riguardanti altri chierici o religiosi, si pongono, com'e ovvio, nello stretto ambito dell'ordinamento della Chiesa cattolica. Detti soggetti, però, devono anche osservare strettamente le legittime disposizioni del proprio Paese e, in particolare, l'eventuale obbligo di riportare all'autorità pubblica notizia di determinate trasgressioni della legge del Paese. È proprio ciò che riccorda a tutti l'ultimo articolo del testo.

Con il motu proprio Vas estis lux mundi la Santa Sede intende tracciare canali di trasmissione dell'informazione sicuri e fededegni, coinvolgendo linee autonome e coordinate di azione, segnando una tempistica serrata e facendo il possibile per superare le distanze e rispettare la singolarità di ogni luogo. La scelta del Santo Padre è stata decisa, di grande coraggio e, soprattutto, di una fiducia nell'azione della Providenza che ciuta a "guardare con speranza verso il futuro" (Proemio)

+Juan Ignacio Arrieta

Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi

 

(In English)

Motu proprio “vos estis lux mundi”

1.- General considerations and nature of the text

The motu proprio “Vos estis lux mundi”, promulgated by the Holy Father today, appears as a concrete consequence of the “Meeting on the Protection of Minors in the Church”, in which the Presidents of the Episcopal Conferences and the Synods of the Eastern Churches, together with other Bishops from around the world gathered at the Vatican on 21-24 of last February.

            It is a pontifical law of universal scope, valid for the Latin Church and for the Eastern Churches sui iuris, which imposes obligations on certain subjects and on others it confers jurisdictional faculties with regard to the collection, transmission and first evaluation of potentially criminal reports. It is a text that is procedural in nature that does not characterize new offenses, and opens up safe ways to report such reports and be able to verify it promptly and adequately, in order to possibly initiate the sanctioning procedures required by canon law.

In some respects, the document is also in logical consistency with the three provisions adopted by the Holy Father last March 26 for the Vatican City State and for personnel dependent on the Holy See concerning the Protection of minors and vulnerable persons.

From the preface of the text, I consider two ideas to be particularly relevant. On the one hand, the need for continuous conversion to bear witness to our faith in Christ, and learning from the lessons of the past. On the other hand, it is a responsibility that particularly concerns the Bishops and those who assume responsibilities in the Church for the service of the Christian people, such as clerics and consecrated persons.

2.- Objective and subjective elements of the provision

The document is divided into two parts. In the first part the subjective and objective elements of the provision are presented in a general way and, in the second part, the specific case of reports concerning Bishops and persons invested in the Church with similar parimary authority is contemplated.

Title I, in fact, 1°) identifies the subjects bound to the law (clerics and also religious men and women from all over the world), 2°) points out four behaviors that concretely motivate the provision (sexual abuse with violence or threat, abuse of minors, child pornography and interference in investigations related to this topic), 3°) determines the obligation to file a complaint by clerics and religious, 4°) establishes obligatory safe methods to receive and transmit reports to the authority that must investigate and, finally, 5°) establish rules to protect both the person submitting the report and those who claim to have been offended.

The norm, therefore, concerns all clerics and religious in the Catholic Church, whether they belong to institutes of pontifical right or diocesan right. It is therefore a norm that surpasses the subjects bound in this matter by the delicta graviora as described in the motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, which are only for clerics.

Two of the behaviors indicated in this motu proprio (child abuse and child pornography) are characterized as delicta graviora if committed by clerics; Sexual abuse with violence or threat is also characterized in can. 1395 §2 of the Code, even if committed by a cleric; and the coverage or screening on these matters in official investigations concerning clerics or religious is conducted as outlined in ex novo, and only generically characterized by can. 1389 §1 of the Code.

As an organizational innovation, the motu proprio states the obligation of the Bishops to establish in a stable, accessible and secure means in the diocese one or more systems to receive the reports, eventually following the indications given by the respective Episcopal Conference.

Another important innovation is the obligation to report clerics and religious if they have information or reasonable motives to believe that conduct has been carried out indicated in art. 1. This is a mandate that, if it were not observed, could at least be subject to disciplinary sanctions for these persons. It remains clear, however, that anyone, even if they do not belong to the Church, can make use of established systems to report such facts.

From the beginning, the persons who claim to be victims of the indicated conduct must be welcomed and assisted, and their privacy must be protected.

Procedurally, the Ordinary who receives the report - which can be anyone - is obliged to send it to the Ordinary of the place where the events occurred, who is then the ecclesiastical authority to those who primarily correspond to observe the discipline of the Church in that place (2§3). The Ordinary of the reported person must also be informed. The local Ordinary will then have to investigate and proceed according to the provisions of canon law.

3.- Procedure in the case of Bishops: role of the Metropolitan and cooperation of the laity

Up to here is the general provisions of the first part of the motu porprio. The main innovations, however, are found in Title II, which indicates the way to manage any reports of this kind, concerning Bishops, and even ecclesiastical or religious superiors, for acts performed while occupying senior positions in the respective ecclesiastical regions or institutes.

Here we are in a completely different scenario. Unlike state entities, the Church is a society present in Five Continents and her dioceses are present in about two hundred countries. While the discipline concerning presbyters and deacons depends on the respective diocesan bishop of the place, who has the faculty to investigate and sanction, the discipline of bishops in similar cases belongs, instead, to the Holy See, because the members of the Episcopal College depend only on the Roman Pontiff because of episcopal consecration and incorporation into the same College. Therefore, the faculty of judging the Bishops in criminal cases (can. 1405 CIC, 1060 CCEO) corresponds exclusively to the Roman Pontiff. A similar thing can be said for the other persons indicated in the text.

As is well known, in the Church there are established methods over the centuries to investigate and possibly punish diocesan Bishops, making use of the assistance of the Apostolic Nunciatures, the canonical Visits of the place, etc. With this motu proprio the Church tries to combine these methods, which follow in force, with systems that give greater proximity to the places where the facts occurred, allow a better knowledge and contextualization of the circumstances, and also allow her to meet any needs of justice in the communities.

At this point, the norms aim in a particular way to ensure the faithful communication of information, a first check in the vicinity of the places of the facts and a contrasted and shared management of the reports by the various authorities involved.

Except in special cases and the particularities of Eastern law, reports on these persons, in any way received, are delivered to the Metropolitan Archbishop of the Ecclesiastical Province where the reported person is domiciled.

The majority of dioceses and territorial districts are, in fact, part of the ecclesiastical Provinces (can. 431 §1 CIC), as suffragan dioceses of a metropolitan see held by the Metropolitan Archbishop. It is an organizational model of Roman tradition that dates back to the first centuries of Christianity. As evangelization extended into a certain area, the original Church became bound to the new dioceses that arose around it as suffragan seats. The Metropolitan was therefore given a certain dignity and jurisdiction, which over time is fading, even though it still retains the generic function of "keeping watch so that faith and ecclesiastical discipline are accurately observed, and informing the Roman Pontiff on any abuses "(can. 436 §1, 1° CIC).

Since the beginning of his Pontificate, Pope Francis has expressed his desire to re-evaluate the task of the Metropolitans. From January 2015, the Pope decided to modify the consignment of the "pallium" which is a symbol of the authority of the Metropolitan. Since then the imposition of the "pallium" has not been made by the Pope in Rome, but by the Nuncio in their respective metropolitan seats, in order to allow the presence of suffragan bishops and the people.

As persons who depend directly on the Holy Father, the first provision to which the Metropolitan is bound is to ask the Holy See to start the investigation. The request - like all communications - must be made through the Pontifical Representative who thus becomes a second channel of information and close connection of the Metropolitan. In fact, even in the case of manifestly unfounded reports that are therefore not accepted, the Metropolitan is obliged to inform the Nuncio in any case. Furthermore, the motu proprio includes the duty of the Metropolitan to self-report to the Dicastery if, for various reasons, there are any risks of impartiality on his part or conflicts of interest that could threaten the integrity of the investigation (12§6).

Having gathered the commission and receiving the appropriate instructions from the Holy See, the Metropolitan initiates the investigation: he collects information, accesses documents and ecclesiastical archives, takes measures to avoid the destruction of evidence, hears the people, always with the due collaboration of the corresponding ecclesiastical authorities. In particular, he is required to adopt appropriate procedures if it is necessary to hear minors or vulnerable persons (12§2).

In this phase of verification, it is not normal in the juridical system to inform the person under investigation. He is recognized as being presumed innocent (12§7) until proven otherwise.

The Metropolitan is directly responsible for the investigations and can avail himself of the help of suitable persons in this task, in accordance with any rules given in this regard by the respective Episcopal Conference.

On this point, the motu proprio wanted to highlight the possibility of having recourse to the help of lay faithful, qualified and suitable, thus putting into practice the indication given to Pastors from n. 37 of Lumen Gentium of "willingly making use of their prudent counsel": an indication enunciated later by can. 228 §2 CIC - and from the corresponding can. 408 of the Eastern Code - "the laity who are distinguished by adequate knowledge, out of prudence and honesty, are able to help the pastors of the Church as experts or counselors, even in councils according to the norm of law".

In financial support of the inquiry, it is foreseen that depending on the manner which is considered appropriate, the Bishops' Conferences, the Provinces and the corresponding oriental structures, can establish "autonomous foundations" (cann. 1303 §1, 1° CIC, 1047 CCEO) which manages funds destined for this particular purpose (16).

The investigations must be concluded, in principle, within ninety days (14§2). While the investigation is ongoing, the Metropolitan is obliged to update the competent Dicastery monthly (12§9), and to request, if necessary, the adoption of preventive measures against the person under investigation (15). At the conclusion of the investigations, he forwards the documents of the investigation to the competent Dicastery together with his final vote. The Dicastery must act according to law based to the evidence received (18).

All these provisions, concerning the Bishops or concerning other clerics or religious, arise, of course, in the strict context of the order of the Catholic Church. These subjects, however, must also strictly observe the legitimate provisions of their own country and, in particular, the possible obligation to report to the public authority reports of certain transgressions of the law of the country. This is precisely what the last article of the text refers to.

With the motu proprio Vos estis lux mundi, the Holy See intends to track the channels of transmission of safe and faithful information, involving autonomous and coordinated lines of action, indicating a tight schedule and doing everything possible to overcome the distances which is different in each place. The choice of the Holy Father was decisive, of great courage and, above all, one of confidence in the action of Providence that aims to "look with hope towards the future" (foreward).

+Juan Ignacio Arrieta

Segretario del Pontificio Consiglio per I Testi Legislativi