SALUTO DEL CARD. FRANCESCO COCCOPALMERIO A PAPA FRANCESCO IN OCCASIONE DELLA VISITA AL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI - 1° GIUGNO 2015

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Santità,

 

Le diamo il benvenuto nel Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. La accogliamo con devozione, soprattutto con affetto. Sentiamo vivamente la gioia di essere Suoi collaboratori.

 

Sappiamo che ogni Dicastero compie un’attività del Papa in servizio della Chiesa universale. E noi ci siamo chiesti quale è precisamente l’attività che il Papa compie attraverso il nostro Dicastero.

 

Certo, la Pastor bonus ne parla in modo autorevole, agli artt. 154-158. Però ci pare necessario riflettere più profondamente, anche perché le cose si sono molto evolute in questi ultimi anni.

 

Dunque, abbiamo riflettuto, abbiamo anche pregato e ora abbiamo abbastanza chiaro che il nostro Dicastero aiuta il Papa nel suo difficile servizio di promuovere il diritto della Chiesa, di promuovere il diritto canonico.

 

E ci siamo convinti che il primo ambito del nostro aiuto al Papa è quello della legislazione.

 

Risulta del tutto evidente che il nostro Pontificio Consiglio non è legislatore. L’unico e supremo Legislatore è Vostra Santità.

 

Noi, però, abbiamo il compito – non facile – di suggerire al Papa quali interventi legislativi sarebbe opportuno compiere, e ciò nel duplice caso o di lacuna legis o di legge invecchiata e quindi inutile o dannosa.

 

È essenziale, Padre Santo, che la Chiesa abbia leggi buone, rispondenti, cioè, alle necessità pastorali di ogni tempo.

 

Dobbiamo, però, candidamente confessarLe che prima ancora di suggerire al Papa interventi legislativi, ci siamo impegnati, con personali riflessioni e in convegni scientifici, a capire meglio che cosa propriamente sia la legge.

 

Vostra Santità si rende conto che per noi operatori della legge è necessità vitale capire con sufficiente profondità che cosa propriamente sia tale misteriosa realtà o, meglio ancora, che sia il diritto: ne va della nostra identità, della nostra serenità psichica, anzi in ultima analisi della nostra vita spirituale. E ciò vale, almeno analogicamente, per i recettori della legge. Per cui capire meglio che cosa sia la legge, che cosa sia il diritto, e farlo capire agli altri, è – così crediamo – il nostro primo servizio.

 

Ci permetta, dunque, di presentare a Lei e di confrontare con Lei una nostra convinzione.

 

Ogni legge contiene un dovere, indica, cioè, o il rispetto della persona (non commettere aborto, non ledere la onorabilità …) o l’incremento della persona (predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, visitare i malati, …). In questo senso, a ben vedere, ogni dovere è essenzialmente una indicazione di amore.

 

E, più profondamente, è una indicazione di amore verso una persona che si trova nel bisogno, in altre parole verso un povero. Chi, infatti, è più povero di colui che potrebbe perdere la sua integrità personale o addirittura la sua vita se io non lo rispettassi? O chi è più povero di colui che potrebbe morire se io non lo nutrissi?

 

Adempiere il dovere – contenuto nella legge – è, dunque, rispondere a un povero che stende la mano.

 

Ogni legge è, e deve essere, solo una indicazione di amore. Se non è tale non è neppure legge, ma è solo una formulazione vuota, anzi decisamente pericolosa.

 

E l’insieme delle leggi della Chiesa, l’ordinamento canonico generale, in cui si collocano i Codici, quello latino e quello orientale, è un insieme di indicazioni di amore.

 

A volte mi è venuto, forse in qualche sogno, il pensiero un po’ pazzerello di cambiare il titolo tradizionale di Codice di diritto canonico in quello di Codice di amore canonico.

 

Possiamo allora parlare di misericordia? 

 

Direi di sì, nel senso di amore verso i miseri, verso i poveri. E le quattordici opere di misericordia, che Lei ci ricorda frequentemente, sono in definitiva piccole leggi, indicazioni di amore.

 

Ecco, Santità, noi vorremmo con il nostro servizio suggerire al Legislatore, cioè a Lei, leggi buone, in altre parole indicazioni di amore, di amore pastorale verso i poveri, in modo che la legislazione della Chiesa sia sempre aggiornata, cioè sempre rispondente alle necessità pastorali del momento.

 

Connessa con la funzione di mantenere aggiornata la legislazione della Chiesa, è un’altra funzione, quella cioè di vigilare perché l’ordinamento canonico sia efficacemente applicato, quelle indicazioni di amore vengano veramente compiute. Sarebbe infatti inutile avere leggi buone se poi queste non venissero applicate o perché dimenticate o perché contraddette con qualche prassi difforme. Di qui una attenta vigilanza.

 

Questo nostro controllo si esplica in vari modi, per esempio nel giudicare la legittimità di tutte le nuove norme che i vari soggetti nella Chiesa, a cominciare dalla Curia Romana, vanno continuamente producendo. Un esempio di tale servizio Vostra Santità ha da noi ricevuto nella recente occasione dei nuovi Statuti dell’Economia.

 

Se Vostra Santità, in vista di una spiegazione sintetica, ci consente uno spontaneo paragone, potremmo dire così: nello stesso modo in cui la Congregazione per la Dottrina della Fede è garante nella Chiesa universale della orto-dossia, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ritiene di essere garante nella Chiesa universale della orto-prassi canonica.

 

Oltre alle due attività che Le abbiamo sopra descritte e che sono quelle fondamentali, il nostro Pontificio Consiglio ne esplica varie altre, che possono considerarsi complementari.

 

Innanzitutto quella che consiste nel rispondere a tanti quesiti che ci vengono rivolti, quasi giornalmente, da Pastori e da fedeli.

 

Le leggi della Chiesa sono sufficientemente chiare, ma varie persone hanno dubbi e si rivolgono a noi per maggior chiarezza e per maggiore tranquillità.

 

E poi altre attività che non stiamo qui a dettagliare, ma che servono a promuovere la conoscenza e la prassi del diritto canonico e vanno dal sito internet, alla pubblicazione della rivista Communicationes, ai Convegni di studio, alla promozione della docenza del diritto canonico, alla fondazione e allo sviluppo delle associazioni di canonisti in tutto il mondo, al colloquio con i Vescovi in visita ad limina, e altre similari.

 

Santità, l’impegno di lavoro è molteplice e faticoso.

 

Noi siamo pochi, anche se possiamo avvalerci dell’aiuto di tanti ottimi Consultori, specie dei Professori nell’Urbe, e comunque dei canonisti di tutto il mondo.

 

Siamo pochi ma confidiamo nel futuro, confidiamo in Lei, nella Sua comprensione e valutazione del nostro Pontificio Consiglio e La ringraziamo ancora di cuore per la Sua preziosa visita.

 

Visita di Papa Francesco al Dicastero, 1 giugno 2015